domenica 14 novembre 2010

Come down with fire

... ciò che è stato creato con passione e consapevolezza perdura al di là del tempo e dello spazio...
Tuttavia anteponiamo ai nostri desideri coercitive parentesi per abbattere muri insormontabili, ma solo al fine di tornare a vivere e sperare di godere di quel barlume di felicità che ci è stata concessa poco prima...


Non ricordò perché, quel giorno, cambiò strada. Non ebbe memoria del perché si trovasse lì, quella mattina. 
Solo nella notte ebbe la certezza che qualcosa - molto più grande di lei - l'aveva spinta a cambiare direzione, ad aprire una porta che fino a quel momento  era rimasta celata alla sua coscienza. 
Il vuoto della foresta l'attorniava. Nessun suono, nessuna mistica creatura aveva preso corpo in quella penombra. Si addormentò cullata dal rumore della pioggia che dolcemente scivolava sulle foglie ingiallite dal tempo. Si addormentò nel buio di quel primo temporale invernale e nel gelo di quell'ennesimo inverno dello spirito.
Il ciclo delle stagioni stava per compiersi e lei era ancora lì, intenta a contemplare i sogni in cui riviveva un passato cancellato e dimenticato. Era ancora lì, come se il tempo non fosse mai trascorso. Era ancora lì, ancorata a scogli che non osava abbandonare. Godeva dell'energia inesauribile della solitudine, felice del dolore che avrebbe provato in cambio del sorriso donato sul volto di coloro che amava con tutta se stessa. 
Si addormentò fra gli affanni della triste e desolata sofferenza e sognò: un tramonto sul mare, la sabbia che accompagnava i suoi delicati passi in una dolce ed effimera danza; un'alba lunare e accanto a lei una misteriosa e ignota figura. Sorpresa si voltò per osservarla meglio. L'oscurità avvolgeva i lineamenti di quel volto senz'anima e senza nome, tuttavia i suoi occhi erano fissi su lei e oltre lei.

Nella notte ogni cosa assaporava il silenzio. 
In quel momento mi guardavi senza proferire parola. 
In questa mente così masochista esistevi, assente come sempre. 
Che significato aveva averti accanto se la tua trasparenza non mi tangeva? 
Perché sentire l’assenza della tua presenza? 
Presente nel sonno...assente nella realtà... 
Chi sei tu che così misteriosamente mi invadi e non mi emozioni? 
Chi sei tu, lontananza, che mi affoghi in un mare di ansia e pesi su me come un macigno che non riesco a sorreggere?

A quell'onirica fantasia i suoi occhi si destarono e la nostalgia la pervase con tutta la sua crudeltà. Le mancavano quelle virili mani sul suo viso, quei passionali baci che delicatamente si appoggiavano alle sue labbra e desiderava quelle miracolose braccia cingerla e stringerla di nuovo con forza. Tuttavia era certa che un giorno anche quel sogno l'avrebbe abbandonata; anche quel sogno, quell'ultimo barlume di speranza, non sarebbe mai sceso nel baratro in cui era caduta, per salvarla e riportarla alla luce del mattino con la forza del fuoco. 

Solo chiudendo gli occhi, avrei potuto riaprirli.
Solo dimenticando, avrei potuto ricordare ancora.
Solo nella morte avrei potuto vivere.
Chiusi la dodicesima porta e ne aprii un'altra su un immenso panorama:
scrutai l'orizzonte e mi persi nell'immensità,
nel luogo in cui il Tutto e il Nulla si perdono nella serenità di un sorriso.
Nel luogo in cui il pensiero non ha vita.

2 commenti:

  1. Un giorno aprirai una porta e sentirai che non c'è bisogno che qualcuno venga a salvarti, perché lo farai da te... e sentirai un calore nuovo...

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  2. Non è tanto l'essere salvata (tuttavia nel frattempo procurati una fune) è la stanchezza di proseguire un cammino in solitudine, sapendo che è inutile affidarsi e aggrapparsi. Anche se la speranza e l'illusioni sono forti c'è sempre quel lieve contingente che riporta alla realtà dei fatti. Di calori ne sento fin troppi ma il poterli condividere con un cuore fedele e sincero che manca.

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