Cosa accade alla luce soffusa che illuminava le mie giornate fino a poco tempo fa?
Cosa accade a quella delicata anima che mi ha ridato la forza di lottare per quei sogni che non credevo di avere?
Ricordo i lontani giorni in cui bastava un semplice buongiorno per farmi sorridere.
Quei giorni in cui correvo a cercare qualche parola d'amore, qualche dolce gesto di stima...qualcosa che provasse la sua esistenza. Sembrava un sogno e non lo era. Vivevo un film ma era realtà.
Ora che avrei bisogno della mia solitudine per cercare davvero la mia strada, sento la necessità del suo abbraccio lontano e della speranza che sia per me una meta certa.
Temeraria e timorosa bimba sperduta in un deserto colmo di sciacalli, corro senza tregua alla disperata ricerca della mia oasi. Solo per qualche istante di rifugio.
Era solo un sogno?
Quella corsa incessante e frenetica era solo un miraggio?
Possibile che non sia stata in grado di vedere la realtà?
E' più forte di me: le virtù postmoderne dell'ipocrisia e dell'egoismo non mi appartengono.
Vengo da un'altra epoca, da un'era lontana e futura, sepolta nelle sabbie del tempo e dello spazio. In questo mondo non esisto e non voglio esistere, mi fa troppo male non riconoscermi e non riflettermi in ciò che mi circonda. Fa troppo male avere fra le mani la logica oggettuale e non poterla trasmettere al mondo. E ancora più male sapere che non potrò donarla alle future generazioni, nemmeno al sangue del mio stesso sangue.
Correrò il rischio di gettarmi dal ponte delle grandi aspettative e delle grandi mete anche per chi ha perso quasi definitivamente l'opportunità di essere al mio posto, di tentare l'impossibile, di rendere qualcosa di inutile veramente speciale.
Arrendersi al vittimismo insensato è segno di debolezza e d'irrazionalità.
Per mano di altri sono guarita da una malattia che nessuna medicina poteva guarire. Per salvarmi ho perso una parte di me e una grande cicatrice mi ricorda il dolore di un tempo ormai lontano, mi ricorda ciò che ero e ciò che sono diventata. Un segno indelebile vicino al cuore a ricordarmi il destino da cui non posso fuggire: diversa nell'apparenza, uguale nella sostanza: nulla è cambiato e il cerchio delle vicissitudini torna sempre a quell'orrendo punto di partenza.
Un segreto dal quale non si può fuggire.
Una lacerazione che non si può nascondere.
L'introspezione fa male ma specchiarmi mi è impossibile.
Solo un abbraccio sincero di un complice può salvarmi?
Forse.
La parola più bella del vocabolario italiano: apre alle possibilità e non alle certezze; non cerca la fine, ma va verso l'infinito.
Non è di un complice di cui ho bisogno ma di un universo interno che sia in grado di incendiarmi l'anima e di rendermi nell'apparenza una stella cometa, per illuminare quello stesso universo che mi ha invasa che istante dopo istante mi protegga e rende vera e reale la mia esistenza.
Non voglio un amore come tanti.
Non voglio l'affetto di molti e l'indifferenza di pochi.
Voglio proseguire il cammino verso quell'infinito che solo l'incertezza mi può dare.
Santo Dubbio e Santa Incertezza,
Santo Forse e Santo Opinabile,
senza di voi la mia vita non avrebbe senso.
Ma adesso vorrei che quella luce che vidi accendersi in un giorno di primavera non si spenga mai, ma che rimani viva e splendente come mia unica certezza.
Quella luce è l'unica divinità in cui voglio credere, perchè credo in lei e nelle sue capacità.
Perchè voglio invecchiare e tornare a fare il giro-giro-tondo avvolta da quella luce.
Perchè il mio congedo umano non avrà senso se non nelle braccia di quella luce.